La provocatoria protesta di un gruppo di associazioni al Consiglio Comunale di Pisa finisce con un esposto alla Procura
Sono entrati nella sala dove si svolgeva il Consiglio Comunale con indosso abiti succinti, assumendo pose provocatorie a mimare "inequivocabili adescamenti". Oltre un centinaio le persone che a Pisa qualche giorno fa hanno protestato contro l'ordinanza antiprostituzione emessa dal sindaco Marco Filippeschi e dai colleghi dei Comuni limitrofi di San Giuliano Terme e Vecchiano. Insieme alle minigonne, alle piume di struzzo ed alle paillettes, ad un certo punto sono spuntati anche diversi falli di gomma. E in aula si è subito scatenata la bagarre.
Così le tante associazioni che hanno dato vita alla protesta, da Consultorio Transgenere ad ArciLesbica, dal Collettivo LeGrif al Laboratorio delle disobbedienze Rebeldia, hanno scelto di criticare l'ordinanza giocando sul concetto di "indecoroso". Il provvedimento, valido dal 1 giugno al 30 settembre 2012, vieta di concordare prestazioni sessuali a pagamento, di "intrattenersi anche dichiaratamente solo per chiedere informazioni, con soggetti che esercitano l'attività di meretricio" e impone il divieto di "assumere atteggiamenti, modalità comportamentali, indossare abbigliamenti che manifestino inequivocabilmente l'intenzione di adescare o esercitare l'attività di meretricio e tali da offendere la pubblica decenza e il decoro della città". Secondo le associazioni che hanno promosso l'iniziativa la misura andrebbe a colpire soprattutto le vittime di tratta e di sfruttamento del lavoro sessuale, da qui la scelta di interrompere festosamente la riunione dell'organo amministrativo.
La protesta non si è chiusa senza conseguenze. Il presidente del Consiglio Comunale ha presentato un esposto alla Procura. Durissimi anche le reazioni della politica, con il segretario cittadino del Pd Andrea Ferrante che ha definito "inaccettabile" l'accaduto e che ha parlato dello sfruttamento come "un crimine grave che non si può trasformare in barzelletta". Ancora più in là si è spinto il capogruppo Pdl al Consiglio Giovanni Garzella, arrivato ad ipotizzare "una interrogazione al Ministro degli Interno al fine di capire le cause di quanto è accaduto e gli atti che gli organi di Pubblica Sicurezza intendono intraprendere nelle prossime ore al fine di garantire la Costituzione Italiana".
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