Ingv: "Ecco perché in Emilia continuano le scosse" - Fotogallery
Seppure con intensità minore, in Emilia Romagna continua l'onda sismica iniziata con il primo terremoto del 20 maggio. E, secondo gli esperti dell'Ingv, il pericolo di nuovi forti scosse è tutt'altro che scampato
"Nel caso di una ripresa dell'attività sismica nell'area già interessata dalla sequenza in corso, è significativa la probabilità che si attivi il segmento tra Finale Emilia e Ferrara con eventi paragonabili ai maggiori eventi registrati nella sequenza; non si può altresì escludere l'eventualità che, pur con minore probabilità, l'attività sismica si estenda in aree limitrofe a quella già attivata sino a ora"
A dirlo è un rapporto della Commissione Grandi Rischi, che ha creato non poca preoccupazione tra i cittadini che vivono nelle aree già devastate dalle precedenti scosse e tra coloro che risiedono nelle aree limitrofe. A tre settimane dal primo sisma, si sono moltiplicate le teorie e le illazioni sul "cosa potrebbe succedere" in Emilia.
Secondo quanto spiegato dagli esperti dell'Ingv, non c'è certezza di una possibile riattivazione del sisma, così come non si può sapere quando e dove colpirà il prossimo terremoto e quale faglia interesserà: la recente scossa in Friuli ne è la prova e i sismologi non escludono che si possano attivare faglie diverse da quelle già note.
L'unico dato certo, è che lo sciame sismico che ha colpito l'Emilia ha provocato un innalzamento nel suolo di oltre 12 centimetri, ben visibile anche dalle mappe satellitari dell'Agenzia Spaziale Italiana. Come spiegato da Eugenio Sansosti dell'Istituto per il rilevamento elettromagnetico dell'ambiente del Cnr, questi sono gli unici dati certi da cui partire per sviluppare modelli utili a comprendere cosa sta succedendo da un punto di vista geologico:
"Con le mappe fornite dall'Asi abbiamo potuto stabilire che l'area coinvolta dai sismi tra Mirandola e San Felice sul Panaro dal 27 maggio a 4 giugno si è sollevata di 12 centimetri. Invece non abbiamo una precisa spiegazione dell'abbassamento del suolo di quattro centimetri avvenuto nella zona di Finale Emilia: potrebbe essere un assestamento non legato al sisma. Questi dati serviranno a elaborare dei modelli matematici finalizzati a ricostruire ciò che è successo nel sottosuolo, vale a dire il meccanismo che ha innescato il sisma".
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