dalla Redazione di Liquida
Concordia, ora è allarme detersivi e rifiuti
Nelle acque intorno al relitto è stata rilevata una concentrazione molto alta di tensioattivi, sostanze che compongono i detersivi. Preoccupano anche le tonnellate di cibo e rifiuti a bordo. La Costa: "Su di noi accuse ignobili"
Continuano i lavori intorno al relitto della Concordia: da giorni ormai la nave giace di fronte all'isola del Giglio e crescono le preoccupazioni per un eventuale disastro ambientale. Secondo i test effettuati dall'Arpat, le acque del Giglio sono già seriamente inquinate: i livelli di tensioattivi - sostanze presenti nei detersivi - sono già oltre i limiti massimi consentiti nelle zone industriali. In pratica, quella porzione di mare è più inquinata delle acque del porto di Marghera.
A preoccupare sono anche le tonnellate di cibo e rifiuti in decomposizione ancora a bordo della nave, che stanno contaminando alcuni settori della nave, già preclusi ai sommozzatori.
Ancora in sospeso le operazioni di defueling: il comandante delle Capitanerie ha spiegato che è necessario "rendere più fluido il carburante" prima dello svuotamento dei serbatoi.
Mercoledì Pierluigi Foschi, il presidente e amministratore delegato della Costa Crociere, si è recato in Senato per parlare della questione davanti alla Commissione Lavori Pubblici. Foschi ha escluso che a bordo ci potessero essere dei clandestini e respinge tutte le accuse:
"È impensabile che una compagnia come la nostra, con il suo patrimonio di esperienze, si possa permettere di avere a bordo di una sua nave dei clandestini. Sui nostri accessi a bordo c’è un sistema all’avanguardia. Tutti sono fotografati e registrati con un codice. È impensabile ci siano clandestini sulla Costa Crociere. È ignobile dire che c’è lavoro nero. Dal 2003 abbiamo una certificazione sul lavoro e siamo gli unici ad averla adottata. I nostri fornitori devono certificare di non utilizzare lavoro minorile"
Foschi ha anche consegnato alcune dichiarazioni scritte da Roberto Ferrarini, direttore delle operazioni marittime dell'azienda, che getterebbero nuove accuse sul capitano Schettino. Scrive Ferrarini:
"[Schettino] era pronto condividere con me la posizione da tenere con le autorità, alle quali voleva dire che la nave aveva prima subito un black out a seguito del quale aveva urtato un basso fondale".
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