dalla Redazione di Liquida
Il censimento delle lucciole bolognesi
Da mesi i carabinieri di Bologna contano, monitorano e identificano le prostitute della città. Per il Comitato per i diritti civili delle prostitute onlus si tratta di un'aperta violazione della legge Merlin
Il censimento delle prostitute a Bologna sta sollevando un polverone di polemiche.
A schierarsi contro la raccolta di dati da parte dei Carabinieri della città - che comprendono tra gli altri nome, cognome, data e luogo di nascita, compenso medio a prestazione - è Maria Pia Covre, fondatrice del comitato per i diritti civili delle prostitute e storica leader della categoria che dalle pagine del Corriere della Sera afferma:
"Quello che stanno facendo a Bologna è un abuso, il censimento sulle prostitute portato avanti dai carabinieri in questi mesi è un’aperta violazione delle legge Merlin. Abbiamo già ricevuto diverse segnalazioni e i nostri avvocati sono a disposizione delle colleghe emiliane. [...] una schedatura di prostitute, non consentita dalla legge e anche di cattivo gusto".
Dello stesso avviso anche Marco Bruno, responsabile del progetto "Non sei sola":
"Per come è fatto quel questionario, somiglia più a una schedatura che a un censimento. Una cosa è indagare su un fenomeno, un'altra è farlo su una singola persona alla quale si chiedono nomi e cognomi. Mi sembra che in questo modo una donna venga etichettata come prostituta e questo è vietato dalla legge Merlin".
Il comando provinciale dei Carabinieri nega però qualunque volontà di schedare le lucciole e, spiega il colonnello Alfonso Manzo, tra le finalità legate alla raccolta dei dati c'è quella di perseguire lo sfruttamento da parte delle organizzazioni criminali e di coloro che in vari modi lucrano sulla prostituzione:
"Le segnalazioni raccolte saranno poi inoltrate all’Agenzia delle Entrate perché si tratta comunque di redditi che vengono sottratti alla tassazione".
I guadagni delle lucciole saranno quindi tassati?
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