dalla Redazione di Liquida
Gianluca Casseri, il killer di Firenze è il Breivik italiano?
Dopo la strage di Firenze i quotidiani ricostruiscono il profilo dell'assassino dei due senegalesi. Tanti i paragoni con l'uomo che uccise 77 persone a Oslo, ma in molti sottolineano: "Non è solo il gesto di un folle"
Approfondisci: AgoraVox: Il killer di Firenze, un Breivik...
Gialuca Casseri, l'uomo che ieri ha freddato due immigrati senegalesi (ferendone altri tre) a Firenze, faceva il ragioniere. Su tutti i quotidiani oggi si possono leggere profili più o meno dettagliati ed approfonditi della sua personalità, che raccontano di un cinquantenne con la passione per la letteratura (il fantasy ma anche Nietzsche, Julius Evola ed il teorico del neofascismo italiano Adriano Romualdi) e per le idee razziste e xenofobe. Passione che l'ha portato anche a scrivere diversi libri, tra i quali uno in cui confuta le tesi de "Il cimitero di Praga" di Umberto Eco e nega l'Olocausto. Nelle cronache si legge anche della vicinanza di Casseri a Casa Pound, movimento di estrema destra che si definisce "fascista del terzo millennio" e che oggi prende le distanze dal killer di Firenze.
I fatti del mercato di San Lorenzo hanno portato in molti a paragonare il pluriomicidio di Firenze con la strage di Oslo, costata la vita a 77 persone uccise da Anders Breivik, poi giudicato incapace di intendere e di volere. Ma il paragone suscita inevitabili polemiche per chi invece è convinto del fatto che la folle idea di Casseri sia maturata all'interno di un clima culturale e sociale avvelenato.
Così scrive Adriano Sofri su Repubblica:
"E non è un pazzo l'uomo che va ad ammazzare dei suoi simili sconosciuti e inermi, badando al colore della pelle, da una piazza all'altra di Firenze? Sono altrettanti casi di follia, e di follia isolata, come si affrettano a rassicurare le autorità. Ma bisogna pur dire che la diagnosi sull'infermità mentale, anche la più fondata giuridicamente, è umanamente insostenibile, perché toglie ai giustizieri la responsabilità che spetta loro, ed esonera gli altri ad interrogarsi su se stessi"
Se Furio Colombo sul Fatto Quotidiano parla di "frutto marcio dell'odio coltivato a lungo nel silenzio dei partiti, dei media, di quasi tutti i vescovi, della cultura", il direttore di Europa Stefano Menichini fa riferimento ad "un paese, una comunità da ricostruire".
Voce fuori dal coro quella di Vittorio Feltri, che nel suo editoriale sul Giornale accenna ad un "sottile filo di follia che lega Oslo a Firenze" e definisce "assurdo voler sfruttare un delitto di sangue, commesso da uno squilibrato, a fini politici".
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